Benvenuti in Quaderni di Lettere di Massimo Capuozzo

Sono presenti in questo sito le mie lezioni di grammantologia nel corso degli anni collaudate sul campo. Per le parti riguardanti la Storia mi sono valso della collaborazione del Dott. Antonio Del Gaudio

lunedì 23 ottobre 2017

Due delle grandi civiltà fluviali Mesopotamia ed Egitto II UdA

Due delle grandi civiltà fluviali Mesopotamia ed Egitto
La Mesopotamia (dal greco mésos, “in mezzo”, e potamós, “fiume”) è una regione storica che comprende la pianura alluvionale tra i fiumi Tigri ed Eufrate, limitata a sud dalla loro confluenza e a nord dall'Altopiano d'Armenia. Possibile luogo nel Neolitico di scoperta dell'agricoltura, vi si svilupparono gli antichi regni e civiltà dei Sumeri, degli Accadi, dei Cassiti, dei Babilonesi e degli Assiri. Fu oggetto di contesa tra il Regno dei Parti e Roma che non riuscì mai a occuparla stabilmente. Nell'alto Medioevo fu contesa tra Bizantini e Sassanidi. Conquistata dagli Arabi tra il 633 e il 640, fino al X sec. fu centro del califfato abbaside. Passò sotto il dominio ottomano nel XVI sec. Attualmente la Mesopotamia è territorio nazionale dell'Iraq.

I Sumeri I Sumeri, antico popolo asiatico originario forse dei monti dello Zagros, tra Turchia e Iran, dalla metà del IV millennio a.C. diedero vita nella bassa Mesopotamia alla prima cultura urbana. In una fase iniziale (3500 - 3000 a.C.), dominata dalla città di Uruk, i Sumeri conobbero un fiorente sviluppo demografico e commerciale, con la fondazione di insediamenti coloniali in area elamitica, assira e anatolica orientale.

La crisi tra la fine del IV e il principio del III millennio a.C. (periodo protodinastico I) provocò un brusco arresto della crescita della popolazione e un ristagno dei commerci. Nell'ambito delle acquisizioni tecniche e scientifiche, la civiltà sumera raggiunse un notevole sviluppo: conosceva l'uso della barca a vela e del carro nei trasporti, del mattone, dell'arco e della volta nell'edilizia, oltreché quello della scrittura. I medici sumeri possedevano una profonda conoscenza della farmacologia erboristica, mentre gli astronomi calcolarono le fasi lunari e divisero l'anno in 365 giorni di 24 ore ciascuno.

Religione e civiltà. Dio, in sumero Anu, si manifesta in una molteplicità di aspetti identificati con divinità minori, quali Enlil (dio del vento e delle tempeste), Enki (la terra), Inanna (dea della fertilità) verso cui in particolare si rivolgeva la devozione popolare. Ogni città aveva inoltre una propria divinità tutelare che la reggeva e che risiedeva nel tempio centrale. I templi, le ziggurat, erano edifici a base quadrata, formati da piani sempre più ristretti, all'interno dei quali si officiavano i riti religiosi.
La religione costituiva l'aspetto unificante della civiltà cui facevano capo le diverse città.
A capo di ogni città vi era un re chiamato lugàl (grande uomo) o ènsi (governatore). Questi era considerato rappresentante di Dio in terra, inviato per la sicurezza e l'ordine del paese. Aveva quindi anche funzione di “gran Sacerdote”.
Nel III millennio nacque il “palazzo” come sede del re, che sostituirà il tempio relativamente all'amministrazione politica, economica e militare. Nella società si distinguevano tre classi sociali: i liberi (classe dominante di proprietari terrieri, funzionari, sacerdoti, ufficiali militari), i semiliberi (coltivatori, operai, artigiani, commercianti, che godevano della libertà ma non potevano possedere terre), gli schiavi (persone di umile condizione, prigionieri, persone che avevano perduto la libertà). La vita economica si basava sull'agricoltura, l'artigianato e il commercio.

L'apogeo dei Sumeri. Superata la crisi iniziale, il seguito del III millennio a.C. rappresentò la fase di massima fioritura di questa civiltà. La scrittura si trasformò in un sistema fonetico sillabico, che utilizzava il carattere cuneiforme. La situazione politica fu caratterizzata da un accentuato policentrismo, con una serie di città-Stato di dimensioni quasi equivalenti: a sud Uruk, Ur, Eridu; nell'area orientale Lagash e Umma; più a nord Nippur, Kish, Eshnunna.

Lo scontro con gli Accadi. I periodi protodinastico II e III (2750 - 2600 e 2600 - 2350 a.C.) furono segnati da guerre di confine tra le città e da tentativi di costituire egemonie regionali, come il vasto dominio costituito dal re di Uruk, Lugalzaggizi (2350 - 2325 a.C.), che sottomise Ur, Umma, Nippur e Lagash. Sconfitto Lugalzaggizi dagli Accadi, ebbe inizio la sottomissione dei Sumeri alla dinastia di Accad (2335 - 2193 a.C.). Gli Accadi erano di origine semitica e invasero la regione del fiume Tigri guidati dal re Sargon. La fusione tra Sumeri e Accadi originò un forte Regno nella Mesopotamia meridionale con capitale Accad, culla della civiltà babilonese. L'invasione dei Gutei, popolo nomade delle montagne dell'Iran, i quali sconfissero gli Accadi, permise in seguito ai Sumeri di recuperare la loro autonomia (periodo neosumerico, 2190 - 2000 a.C.).

L'opera di Ur-Nammu. Ur-Nammu (2112 - 2095 a.C.), inizialmente governatore di Ur per conto del re di Uruk Utukhegal, unificò le città sumeriche in un Impero centralizzato. Emanò il primo codice di leggi organico e impose un sistema comune di pesi e misure. Sotto Ibbi-Sin l'Impero entrò in crisi (2028 - 2004 a.C.) e fu poi sopraffatto dai nomadi amorrei ed elamiti, i quali saccheggiarono e conquistarono Ur. L'eredità culturale e politica dei Sumeri fu raccolta dalla civiltà paleobabilonese.

I Babilonesi
La popolazione babilonese abitava la regione mesopotamica nella parte meridionale del piano tra Tigri ed Eufrate sino a una linea a nord dell'odierna Baghdad.
Il primo Impero babilonese. L'ultimo re di Ur, Ibisuen, soggiacque a invasori semiti che insediarono dinastie a Babilonia, Mari e altre città della regione. Con Hammurabi, la prevalenza degli Amorrei dette vita al primo Impero babilonese, estesosi fino al golfo Persico. Sul piano amministrativo Hammurabi rimpiazzò i principi locali sostituendoli con governatori da lui nominati e si proclamò “re di Sumer e di Accad”. Della sua attività è testimonianza fondamentale il Codice di Hammurabi che stabiliva le norme che avrebbero dovuto regolare la convivenza civile di tutti i sudditi del suo Impero. Con il suo successore Samsuiluna (1750 - 1712 a.C.) iniziò il declino che porterà alla caduta dell'Impero nel 1595, a seguito di una scorreria degli Ittiti. Nel 1530 a.C. il territorio babilonese verrà conquistato dai Cassiti , popolo di origine caucasica che dominerà la regione per 400 anni senza influire in modo rilevante sulla cultura e sulla civiltà.

Il secondo Impero babilonese. Nel 626 il caldeo Nabopolassar si proclamò re di Babilonia e fondò un nuovo Impero, procedendo a conquiste in Mesopotamia occidentale, Siria e Palestina. La massima fioritura del nuovo Regno, che divenne la maggiore potenza del Medio Oriente, si ebbe sotto il suo successore Nabucodonosor II (605 - 562 a.C.), vincitore contro l'Egitto e distruttore di Gerusalemme. Babilonia, adornata con fastose opere urbanistico-architettoniche (tra cui la famosa Torre di Babele, una ziggurat alta 90 metri, fatta costruire dallo stesso Nabucodonosor), rivestì un ruolo economico e commerciale primario in tutto il Medio Oriente. Nel 539 a.C. i Persiani, che avevano affermato il loro potere a oriente di Babilonia, conquistarono la regione con Ciro il Vecchio, riducendola a satrapia (dal gr. satrápé, “governatore”) del loro Impero, insieme a una parte dell'Assiria.

L’Egitto
I primi documenti scritti della civiltà egizia risalgono al 3000 a.C. Prima di questa data il paese era diviso in due regni: a nord quello del Basso Egitto, comprendente la zona del delta del Nilo ed economicamente più progredito, a sud quello dell'Alto Egitto, che comprendeva la valle del fiume e che, a causa dell'esiguità del terreno coltivabile, possedeva un'economia più fragile che compensava con incursioni nei paesi vicini, grazie a un esercito efficiente. Fu l'Alto Egitto a realizzare il processo di unificazione del paese attorno al 3000 a.C.: la doppia corona portata dai sovrani, bianca, simbolo della valle, rossa, del delta, stava a indicare le due regioni unite nel nuovo Regno.
Il Nilo è sempre stato per gli Egizi la fonte primaria di sostentamento. I terreni inondati periodicamente dalle piene sono infatti fertilissimi. Fin dal Neolitico, quindi, la civiltà egizia raggiunse un notevole sviluppo attestato, fra l'altro, dall'uso precoce della scrittura.

L’antico Regno Il periodo più florido dell'Egitto fu tra il III e il II millennio a.C. in cui si succedettero 21 dinastie di faraoni. Questo periodo è solitamente diviso in: Regno Antico (3000-2000 a.C.), Regno Medio (2000-1700 a.C.) e Regno Nuovo (1570-1100 a.C.).
Sotto le prime due dinastie, dette tinite dalla capitale Thinis, si definì l'organizzazione burocratico-amministrativa: il faraone controllava il suo Regno attraverso funzionari che amministravano le province.
Al faraone Zoser si deve il grandioso complesso funerario di Saqqara.
I successori Cheope, Chefren e Micerino lasciarono le grandi vestigia costituite dalle loro tombe, le piramidi di Giza. Tra il 2200 e il 2050 a.C. si ebbe un periodo di crisi causata dagli abusi compiuti dai governatori delle province, che si sottrassero progressivamente all'autorità del faraone.

Il nuovo Regno Furono ancora i sovrani delle dinastie tebane tra il 1570 e il 1085 a.C. a superare la crisi. Il faraone Ramesse II (fine sec. XIII) affrontò gli Ittiti nella battaglia di Qadesh, stabilendo il primo Trattato di pace della storia.
Nel sec. XI nuovi processi di disgregazione interna (dovuti anche al fatto che la capitale religiosa si trovava a Tebe, quella politica a Tanis) portarono alla crisi che sfociò nel dominio degli Assiri nel sec. VII a.C.
La dinastia Saitica (660-525 a.C.) diede l'ultimo segno di splendore.

L’Egitto dei faraoni La complessa organizzazione burocratica dipendeva dalla vastità del Regno.
A capo era il faraone il cui trono si trasmetteva ereditariamente: aveva un potere assoluto ed era considerato una divinità incarnata, a capo pertanto anche della religione. Al sovrano spettavano 5 nomi che ne definivano i rapporti con una o più divinità.
Sotto il faraone vi era il visir, una sorta di primo ministro; quindi vi erano i governatori provinciali che amministravano le diverse zone del Regno.
Le tre classi sociali più elevate erano quella dei sacerdoti, degli scribi e dei militari. I sacerdoti officiavano i riti religiosi nei templi, presiedevano le cerimonie funebri e il culto dei morti, interpretavano i sogni e i responsi degli dei.
Erano inoltre responsabili della coltivazione delle terre del faraone. Gli scribi avevano il monopolio della scrittura ed erano importanti come funzionari e impiegati dello Stato. I militari ebbero più o meno importanza a seconda della politica estera di ogni faraone. Il resto della popolazione era formato da contadini, operai, artigiani, commercianti e schiavi.
Religione e cultura La religione egizia contemplava oltre al culto di molteplici divinità zoomorfe (corpo umano e testa di montone, di vacca, di cane, di falco), il culto solare.
Il dio Sole (Atum-Ra a Eliopoli, Ptah a Menfi, Thot a Ermopoli, finché sotto la XII dinastia prevalse la raffigurazione di Amon con sede nei templi di Karnak) era adorato come vincitore del caos originario e creatore del mondo.
Tra le altre divinità maggiori vi erano Osiride (dio del Nilo e della vegetazione e poi signore dei morti), sua sorella sposa Iside, Hathor e Nut (dee del cielo), Seth (dio del male). La dottrina religiosa insegnava la sopravvivenza dell'anima e l'esistenza di un tribunale per i defunti che regolava la metempsicosi o trasmigrazione delle anime.
Il riferimento al passaggio in altri corpi animali o umani non va inteso alla lettera, ma allude, servendosi dell'analogia con il nostro mondo, ai differenti destini postumi degli esseri in altri stati di esistenza, a seconda del grado di conoscenza e purificazione realizzati in vita. Una vera e propria rivoluzione religiosa fu operata dal faraone Amenofi IV (1353-36 a.C.) che sostituì al culto di Amon quello monoteistico di Aton, Dio unico e universale, generatore delle altre divinità, simboleggiato dal disco solare; spostò inoltre la capitale da Tebe a Akhetaton e mutò il suo nome in Ekhnaton (“amato da Aton”). Accentuò così il culto della sua persona, ridimensionando il ruolo dei sacerdoti.
In campo culturale gli egizi dettero un notevole impulso a scienze quali la geometria, l'ingegneria idraulica, la meteorologia, l'astronomia (tutte necessarie per l'ottimizzazione dell'agricoltura: calcolo periodico delle piene, misurazione dei terreni, canalizzazione dei campi), la medicina, la chirurgia e l'architettura.
Grande importanza storica ebbe la scrittura geroglifica, costituita da ideogrammi.

La perdita dell’indipendenza Nel 525 a.C. i Persiani, guidati da Cambise, fecero dell'Egitto una semplice provincia del loro Impero. La conquista da parte di Alessandro Magno (332 a.C.) portò nel paese la cultura grecoellenistica. Alla spartizione dell'Impero dopo la morte di Alessandro, l'Egitto fu assegnato a Tolomeo Lago, fondatore, con il nome di Tolomeo I Soter, della dinastia tolemaica che regnò dal 321 al 30 a.C.
L'efficiente struttura burocratica introdotta dai Tolomei diede un impulso positivo al commercio, all'agricoltura e alla cultura (fondazione di Alessandria). La vita politica rimase travagliata dai conflitti dinastici e, con la regina Cleopatra VII, le vicende dell'Egitto si intrecciarono con quelle di Roma: dopo la vittoria di Ottaviano su Antonio ad Azio nel 31 a.C., l'Egitto divenne provincia romana. Con Diocleziano fu diviso in tre province e inserito nella diocesi orientale con capitale Antiochia. Infine, con la conquista araba del VII sec. divenne parte della civilizzazione islamica.

venerdì 20 ottobre 2017

Unità 12 - Grammantologia

Riflessioni sulla lingua. Complemento di paragone – Il complemento di paragone indica il secondo termine di un confronto.
Risponde alla domanda: di chi?, dopo il comparativo di maggioranza o minoranza; come? quanto? dopo un com­parativo[1].

Riflessioni sulla lingua. Complemento partitivo - Il complemento partitivo, è il complemento che indica l’insieme di cui fa parte l’elemento di cui si parla.
Il complemento risponde alle domande: tra chi? tra che cosa? all’interno di quale insieme?
Es:. Il lupo era il più cattivo degli abitanti del bosco
Es:. Chi di voi non ha mai sentito la favola di Cappuccetto Rosso?
Il complemento partitivo dipende da:
·         un sostantivo che indica una quantità.
Es:. Una parte di noi non accettò la proposta.
·         un pronome numerale.
Es.: A caso verranno scelti quattro fra i partecipanti.
·         un aggettivo superlativo relativo.
Es.: La balena è il più grande tra i mammiferi marini.
·         un pronome interrogativo.
Es.:Quale delle seguenti parole è un avverbio?
·         un pronome indefinito.
Es.: Ciascuno dei membri del circolo riceverà l’invito.
Può essere introdotto dalle preposizioni “di”, “tra” e “fra”.

Riflessioni sulla lingua. Proposizioni comparative – Le proposizioni comparative sono quelle proposizioni che contengono un confronto con la reggente, compiono cioè il medesimo ufficio del complemento di paragone; perciò si di­stinguono in comparative di uguaglianza, di maggioranza e minoranza.
Esse sono quasi sempre esplicite, eccetto quelle rette da piuttostoche.
Es.: Voglio studiare piuttostoche giocherellare.
Le proposizioni comparative sono collegate alla reggente dalle espressioni: più (meno)... che, più (meno)... di quanto, più (meno)... di quello che, ecc.; al po­sto di più può esserci meglio, al posto di meno può esserci peggio. Usano l’in­dicativo e il congiuntivo.
Es.: Il mio nuovo vestito è più elegante di quanto pen­sassi. (Proposizione subordinata comparativa di maggioranza).
Es.: È un libro me­no interessante di quanto pensassi. (Proposizione subordinata comparativa di minoranza).
Es.: Ho lavorato più di quanto mi fosse consentito. (Proposizione su­bordinata comparativa di uguaglianza).

Educazione letteraria L’esplicitazione delle figure retoriche di significato - Ogni volta che si usa la lingua, allontanandosi dall’uso standard per ottenere un effetto di maggiore efficacia si dice che si usa una figura: essa è quindi l’uso della lingua in modo più o meno distante dall’uso standard.
Lo studio delle combinazioni possibili e degli effetti determinati da un uso lontano da quello standard fu iniziato dai Greci nel sec. V a.C.; i Greci chiamarono retorica (l’arte del dire) questa disciplina.
Le più comuni figure retoriche del significato sono:

La leggenda di Teodorico a. D.  526
Da Rime Nuove di Giosuè Carducci
·         Teodorico, Re degli Ostrogoti, della famiglia degli Amali, è spesso definito “il Grande” per distinguerlo da altri re dei Goti e dei Franchi che ebbero lo stesso nome. Egli ebbe tre sedi o Palazzi Reali: in Verona, in Ravenna e in Pavia.
·         Nel Medioevo la fortuna di questo re d’Italia fu vasta: egli fu considerato il massimo eroe del periodo delle grandi migrazioni. La sua vita è passata nel mito e nella leggenda, con tre cicli narrativi distinti: Teodorico e Ermanarico, le gesta di Teodorico, la sua fine. Il nucleo della vicenda di Ermanarico e Teodorico è pressappoco questo: Teodorico, cacciato dallo zio Ermanarico e fugge in esilio. Si rifugia alla corte del re unno Etzel (Attila), con l’aiuto del quale intraprende diversi tentativi di riconquista che falliscono. Dopo trent’anni riesce a tornare in possesso della sua terra. La leggenda che mette insieme personaggi di epoche diverse (Ermanarico morì nel 375, Attila nel 453), è l’impresa principale della vita di Teodorico: la fondazione di un regno in Italia. 
·         Le gesta di Teodorico, per molti versi simile al ciclo di re Artù, vertono su combattimenti favolosi che del re-eroe contro gli avversari più diversi, per lo più esseri soprannaturali, come giganti e draghi. Le composizioni poetiche tedesche relative a questo ciclo sono per lo più ambientate sulle montagne dell’Alto Adige.
·         Un’opera letteraria di particolare rilievo è la “Thidrekssaga”, databile verso il 1250, la lunga “saga di Teodorico”, una specie di biografia completa e allargata, realizzata probabilmente in Norvegia, ma su materiali di origine tedesca. La narrazione vuole che, dopo la giovinezza e la sua educazione presso Ildebrando, Teodorico si rifugi in esilio da Attila (che tiene corte in Germania). Egli combatte poi contro Ermanrico e rientra a Roma.
·         Nel 524 il re ostrogoto Teodorico fece giustiziare Severino Boezio, già suo consigliere particolare, perché coinvolto con il padre, lo zio e altri personaggi di corte in una congiura - vera o supposta - contro Teodorico stesso. Simmaco, suocero di Boezio, fu travolto nella stessa sua disgrazia e messo a morte nel 525 per ordine di Teodorico. Noto per la sua vastissima cultura, fu autore di una Historia romana, oggi perduta. 
·         I contrasti alla corte ostrogota, tra i nobili romanici e il gruppo dirigente ostrogoto causarono molti odi al giovane re Teodorico, tanto che la sua morte è misteriosa e ammantata di diverse leggende. Una leggenda pavese vuole che il fantasma di Boezio si aggirasse per i luoghi della sua esecuzione, con la propria testa sotto il braccio.
·         Una leggenda, raccolta da Procopio verso il 550, racconta che, durante un pranzo di corte, la vista di un piatto di portata con la testa un grosso pesce che aveva gli occhi vitrei fuori delle orbite ricordasse al re Teodorico il tipo di morte inflitto al suo consigliere Simmaco e che il re, sconvolto da tale visione, cadesse a sua volta morto per improvviso soffocamento. L’Anonimo Valesiano lo fa morire di diarrea per punizione divina, dopo tre giorni di atroci sofferenze, proprio come era accaduto ad Ario, ii fondatore della setta eretica cui Teodorico aderiva.
·         La Thidrekssaga racconta che, visto un bellissimo cervo nelle vicinanze della reggia, il re ordinò di condurgli cavallo e cani. Ma ecco che scorse a poca distanza un cavallo nero mai vista prima, già sellato. Teodorico gli saltò in groppa e iniziò a cavalcare freneticamente verso l’ignoto, tentando invano di smontare. Il cavallo era il diavolo in persona, che lo aveva rapito. A questa versione si è attenuto Giosue Carducci nella sua Leggenda di Teodorico. Nei suoi Dialoghi papa Gregorio Magno (540-604 ca.) riferisce che Teodorico precipitò nel cratere delI’Etna, spinto dalle sue vittime Boezio e Simmaco, cui l’autore aggiunge, non sappiamo quanto a ragione, il pontefice Giovanni. 


1.      Su 'l castello di Verona
batte il sole a mezzogiorno,
da la Chiusa al pian rintrona[1]
solitario un suon di corno,
mormorando per l'aprico[2]
verde il grande Adige va;
ed il re Teodorico[3]
vecchio e triste al bagno sta.

2.      Pensa il dí che a Tulna ei venne
di Crimilde[4] nel conspetto
e il cozzar di mille antenne
ne la sala del banchetto,
quando il ferro d'Ildebrando[5]
su la donna si calò
e dal funere nefando[6]
egli solo ritornò[7].

3.      Guarda il sole sfolgorante
e il chiaro Adige che corre,
guarda un falco roteante
sovra i merli de la torre;
guarda i monti da cui scese
la sua forte gioventù,
ed il bel verde paese[8]
che da lui conquiso[9] fu.

4.      Il gridar d'un damigello[10]
risonò fuor de la chiostra[11]:
— Sire, un cervo mai sì bello
non si vide a l'età nostra[12].
Egli ha i piè d'acciaro a smalto,
ha le corna tutte d'òr.—
Fuor de l'acque diede un salto
il vegliardo cacciator.

5.      I miei cani, il mio morello[13],
il mio spiedo[14] — egli chiedea;
e il lenzuol quasi un mantello
a le membra si avvolgea.
I donzelli ivano[15]. In tanto
il bel cervo disparí,
e d'un tratto al re da canto
un corsier[16] nero nitrí. 

6.      Nero come un corbo vecchio,
e ne gli occhi avea carboni.
Era pronto l'apparecchio[17],
ed il re balzò in arcioni[18].
Ma i suoi veltri ebber timore
e si misero a guair[19],
e guardarono il signore
e no 'l vollero seguir.

7.      In quel mezzo il caval nero
spiccò[20] via come uno strale
e lontan d'ogni sentiero
ora scende e ora sale:
via e via e via e via,
valli e monti esso varcò.
Il re scendere vorría[21],
Ma staccar non se ne può. 

8.      Il più vecchio ed il più fido
lo seguía de' suoi scudieri,
e mettea d'angoscia un grido
per gl'incogniti[22] sentieri:
— O gentil re de gli Amali[23],
ti seguii ne' tuoi be' dí[24],
ti seguii tra lance e strali,
Ma non corsi mai cosí. 

9.      Teodorico di Verona,
dove vai tanto di fretta?
Tornerem, sacra corona,
a la casa che ci aspetta? —
— Mala bestia è questa mia,
mal cavallo mi toccò:
sol la Vergine Maria
sa quand'io ritornerò. — 

10.  Altre cure[25] su nel cielo
ha la Vergine Maria:
sotto il grande azzurro velo
Ella i martiri covría[26],
Ella i martiri accoglieva
de la patria e de la fé[27];
e terribile scendeva
Dio su 'l capo al goto re. 

11.  Via e via su balzi e grotte
va il cavallo al fren ribelle:
ei s'immerge ne la notte,
ei s'aderge[28] in vèr'[29] le stelle.
Ecco, il dorso d'Appennino
fra le tenebre scompar,
e nel pallido mattino
mugghia a basso il tosco[30] mar.

12.  Ecco Lipari, la reggia
di Vulcano ardua[31] che fuma
e tra i bòmbiti[32] lampeggia
de l'ardor[33] che la consuma:
quivi giunto il caval nero
contro il ciel forte springò[34]
annitrendo; e il cavaliero
nel cratere inabissò. 

13.  Ma dal calabro confine
che mai sorge in vetta al monte?
Non è il sole, è un bianco crine;
non è il sole, è un'ampia fronte
sanguinosa, in un sorriso
di martirio e di splendor:
di Boezio[35] è il santo viso,
del romano senator.


LAVORIAMO SUL TESTO

Lessico
1.      Individua gli scarti linguistici presenti nel testo e, per ciascuno scarto, dopo averlo classificato, indicane la definizione, dopo un’accurata scelta nel vocabolario.
2.      Nel brano l'autore fa ricorso a termini letterari, aulici, poetici. Individuali e spiegane significato e valore.
Sintassi
1.      Dal punto di vista sintattico, prevalgono costruzioni difficili, elaboratissime, o espressioni colloquiali? Una volta individuata la prevalenza, spiegane le motivazioni.
2.      Individua e trascrivi tutte le figure sintattiche presenti nel testo ricostruiscile sintatticamente svolgine l’analisi logica e spiega eventualmente la loro finzione.
Struttura
3.      In quante parti può essere divisa la poesia?
4.      Individua i nuclei delle singole parti, e, individuandone la natura, riassumi in poche parole ciascun nucleo.
Analisi del testo
5.      Il testo fa leva principalmente su descrizioni, su ragionamenti, su emozioni? Argomenta la tua risposta indicando come e perché.
6.      A quale genere letterario appartiene il testo? A quale sottogenere letterario appartiene il testo? Rispetto alla definizione tradizionale del genere letterario o del sottogenere, che cosa mantiene e che cosa trasforma?
7.      Quali sono nel testo le figure del significato (metafora, similitudine, allegoria, metonimia, sineddoche, personificazione, antitesi, ossimoro, litote, iperbole sinestesia) ed in quali versi compaiono?
8.      Le figure retoriche utilizzate sono ricercate, letterarie, oppure fanno riferimento alla realtà quotidiana della situazione descritta e sono caratterizzate dalla concretezza.

LAVORIAMO SULLE IMMAGINI








[1]L’aggettivo qualificativo - I concetti espressi dagli aggettivi qualificativi e da molti avverbi possono essere soggetti a una gradazione per meglio esprimere una certa intensità espressiva.
La grammatica ha codificato tre tipi di gradazioni:
·         grado positivo, in cui la qualità è espressa senza indicazione di quantità o intensità;
·         grado comparativo, in cui la gradazione intensiva è messa a confronto con un altro termine di paragone o con un’altra qualità posseduta dal soggetto;
·         grado superlativo, in cui la gradazione intensiva è espressa al suo massimo in senso assoluto o relativo:
Grado positivo
Daniela è elegante.
Grado comparativo
Daniela è più elegante di Marta.
Daniela è meno elegante di Marta.
Daniela è elegante quanto Marta.
Grado superlativo
Daniela è elegantissima.
Daniela è la più elegante del gruppo.
Il comparativo - Il grado comparativo dell’aggettivo serve per esprimere un confronto fra due termini, in relazione a una qualità possedute da entrambi o in relazione a qualità diverse da un unico termine.
Es.: La mia amica Valeria è più paziente di me.
Es.: L’ ippopotamo è più vorace che veloce.
Gli elementi messi a confronto sono chiamati primo e secondo termine di paragone.
Il comparativo può essere di tre tipi:
·         comparativo di maggioranza, quando il primo termine di paragone possiede la qualità indicata dall’aggettivo in misura maggiore rispetto al secondo termine di paragone. L’aggettivo, in questo caso, è introdotto da più, il secondo termine di paragone da di o che:
Es.: Miriam è più alta di Luisa.
Es.: Sono più esperto di prima.
Es.: Sono più stanchi che affamati.
·         comparativo di minoranza, quando il primo termine di paragone possiede la qualità indicata dall’aggettivo in misura minore rispetto al secondo termine di paragone. L’aggettivo, in questo caso, è introdotto da meno, il secondo termine di paragone da di o che:
Es.: Miriam è meno alta di Luisa.
Es.: Carla è meno studiosa che intelligente.
·         comparativo di uguaglianza, quando la qualità espressa dall’aggettivo è presente in misura uguale nei due termini di paragone. In questo caso l’aggettivo è introdotto da tanto o così (espressi o sottintesi), il secondo termine di paragone indifferentemente da quanto o come:
Es.: Miriam è (tanto) alta quanto Luisa.
Es.: Simona è (così) simpatica come te.
Il superlativo - L’aggettivo qualificativo è di grado superlativo quando esprime una qualità posseduta al massimo livello.
Il grado superlativo può essere di due tipi: relativo o assoluto.
Superlativo relativo - Il superlativo relativo esprime una qualità posseduta al massimo o al minimo grado, stabilendo un confronto fra l’unità e un gruppo di persone o cose (secondo termine di paragone).
Il superlativo relativo si ottiene premettendo all’aggettivo l’articolo determinativo assieme agli avverbi più o meno (la più dolce, il meno volenteroso).
Il secondo termine, che può essere anche sottinteso, è introdotto da di, tra, fra. A volte l’articolo determinativo si può trovare separato dagli avverbi più o meno:
L’elefante è il più grande di tutti gli animali.
Il treno meno veloce (di tutti) è l’accelerato.
Superlativo assoluto - Il superlativo assoluto degli aggettivi esprime una qualità posseduta al massimo grado dal nome cui si riferisce, senza alcun paragone con altre grandezze. Esso si può formare in vari modi:
·         aggiungendo all’aggettivo di grado positivo il suffisso -issimo, -a, -i, -e (alto/altissimo, stanco/stanchissimo);
·         premettendo all’aggettivo di grado positivo avverbi come molto, assai, oltremodo, immensamente, incredibilmente, estremamente... (molto vivace, immensamente ricco);
·         premettendo all’aggettivo di grado positivo i prefissi arci-, stra-, super-, iper-, ultra-, extra-, sovra- (arcinoto, stracarico, ipersensibile);
·         ripetendo l’aggettivo di grado positivo due volte (forte forte, piano piano, svelto svelto, zitto zitto);
·         rinforzando l’aggettivo positivo con un altro aggettivo (nuovo fiammante, piena zeppo, stanco morto)
·         rinforzando l’aggettivo di grado positivo mediante tutto (tutto felice, tutta matta);
·         unendo all’aggettivo di grado positivo le locuzioni quanto mai, oltre ogni dire, come una campana, in canna (quanto mai intelligente, amabile oltre ogni dire, sordo come una campana, povero in canna).
Comparativi e superlativi particolari - Per alcuni aggettivi qualificativi, oltre alle normali forme di comparativo e di superlativo, si usano anche speciali, in genere derivanti dal corrispondente latino. Tra gli aggettivi che possiedono queste forme speciali ci sono:
grado positivo
grado comparativo di maggioranza
grado superlativo relativo
grado superlativo assoluto
Buono
più buono – migliore
il migliore
buonissimo – ottimo
Cattivo
più cattivo – peggiore
il peggiore
cattivissimo – pessimo
Grande
Più grande – maggiore
il maggiore
grandissimo – massimo
Piccolo
più piccolo – minore
il minore
piccolissimo - minimo



[2]Allegoria - L’allegoria è la figura retorica per cui un concetto astratto è espresso attraverso un’immagine concreta: in essa, come nella metafora, vi è la sostituzione di un oggetto ad un altro ma, a differenza di quella, l’accostamento non è basato su qualità evidenti o sul significato comune del termine, bensì su un altro concetto che spesso attinge al patrimonio di immagini condivise della società. Essa opera comunque su un piano superiore rispetto al visibile e al primo significato: spesso l’allegoria si appoggia a convenzioni di livello filosofico o metafisico.
Es.:
    Ed ecco, quasi al cominciar de l’erta,
    una lonza leggiera e presta molto,
che di pel macolato era coverta;
    e non mi si partia dinanzi al volto,
    anzi ‘mpediva tanto il mio cammino,
ch’i’ fui per ritornar più volte vòlto.
    Temp’ era dal principio del mattino,
    e ‘l sol montava ‘n sù con quelle stelle
ch’eran con lui quando l’amor divino
    mosse di prima quelle cose belle;
    sì ch’a bene sperar m’era cagione
di quella fiera a la gaetta pelle
    l’ora del tempo e la dolce stagione;
    ma non sì che paura non mi desse
la vista che m’apparve d’un leone.
    Questi parea che contra me venisse
    con la test’ alta e con rabbiosa fame,
sì che parea che l’aere ne tremesse.
    Ed una lupa, che di tutte brame
    sembiava carca ne la sua magrezza,
e molte genti fé già viver grame,
    questa mi porse tanto di gravezza
    con la paura ch’uscia di sua vista,
ch’io perdei la speranza de l’altezza.
Qui le tre fiere rappresentano tre mali che turbano l’animo dell’uomo: la superbia e la violenza (leone), l’avarizia e la cupidigia (lupa), l’avidità o per alcuni la lussuria (lonza).
[3]Antitesi – l’antitesi è l’accostamento di concetti opposti per significato, espressi da sintagmi diversi.
Es.:         Nel tuo giro inquieto ormai lo stesso
sapore ha miele e assenzio
(l’assenzio è un liquore che si ottiene dalla pianta assenzio: ha sapore amaro)
Es.:         Tutto ei provo: la gloria
maggior dopo il periglio
la fuga e la vittoria
la reggia e il triste esiglio;
Il seguente verso di Dante è un esempio di come si possa “lavorare” con l’antitesi ed ottenere effetti ad incastro
Es.:         Amor condusse noi ad una morte
amor e morte sono opposti per significato (l’amore dà la vita) e sono prima ed ultima parola del verso; al centro del verso si trovano noi e una opposti in quanto noi indica un plurale, mentre una indica il singolare.
[4]Ellissi - L’ellissi consiste nell’omissione, all’interno di una frase, di uno o più termini che sia possibile sottintendere. È frequente nei proverbi e nelle sentenze
Es.: A nemico che fugge, ponti d’oro.
Simile all’ellissi è la frase nominale, molto ricorrente nel linguaggio giornalistico, che consiste nella soppressione del verbo e nella trasmissione del suo contenuto e di parte delle sue funzioni ad un sintagma nominale che resta presente nella frase.
[5]Eufemismo - L’eufemismo consiste nell’uso di una parola o di una perifrasi al fine di attenuare il carico espressivo di ciò che si intende dire, perché ritenuto o troppo banale, o troppo offensivo, osceno o troppo crudo.
Es.: “questo piatto lascia a desiderare” per non dire che è ripugnante
“mordere la polvere” per non dire essere in una posizione secondaria
“il caro nonno non è più tra noi” per attenuare una proposizione di senso troppo crudo del tipo “il nonno è morto”
[6]Iperbole - L’iperbole è una figura retorica che consiste nell’esagerazione nella descrizione della realtà tramite espressioni che l’amplifichino, per eccesso o per difetto.
Es.:
« quella macchina, la desidero da morire! »
«il prezzo del petrolio è schizzato alle stelle »
« ti amo da morire »
«ti stavo aspettando da una vita »
« vado a fare quattro passi »
« ci facciamo due spaghetti»
«perdere quell’amichevole fu per noi una catastrofica sconfitta »
Dagli studiosi è stato messo in luce che l’iperbole presuppone la buonafede di chi la usa: non si tratta infatti di un’alterazione della realtà al fine di ingannare ma, al contrario, allo scopo di dare credibilità al messaggio, attraverso un eccesso nella frase che imprima nel destinatario il concetto che si vuole esprimere.
[7]Litote - La litote consiste nel dare un giudizio usando il termine contrario preceduto dalla negazione.
Es.: “Quell’uomo non è un genio”, per indicare che una persona è stupida.
La litote può anche essere per così dire positiva.
Es.: “questa non è una pessima idea” significa approvarla.
Generalmente però viene usata per rafforzare un giudizio negativo, lasciando in superficie una versione che sembra più edulcorata.
[8]Metafora: la metafora è il trasferimento di significato dal campo semantico di una parola al campo di un’altra, per una caratteristica riscontrabile in entrambe le parole. Equivale ad una operazione di intersezione, cioè l’operazione di riconoscere somiglianze tenendo conto di differenze tra due o più classi (insiemi).
Es.:
O falce di luna calante
Campo semantico di falce: strumento, di ferro, a forma molto arcuata, ecc...
Campo semantico di luna: satellite della Terra, ha un periodo di rivoluzione attorno ad essa di 28 giorni; fasi lunari - i periodi di tempo nei quali la luna è visibile/non visibile dalla Terra; la luna ha dapprima una forma arcuata, via via meno arcuata fino a divenire piena (tutta visibile), poi diminuisce riassumendo forma arcuata, infine non è più visibile –
Lo strumento falce e la luna nella fase calante hanno la stessa forma; allora invece di dire:”O luna calante che sembri (sei arcuata come) una falce” si trasferisce la forma dalla falce alla luna calante;
Es.: Ridon or per le piagge erbette e fiori
Erbette: è un diminutivo, fa pensare a erba nuova, quindi piccola.
Fiori: aprono la loro corolla stimolati dai raggi solari.
Ridere: sta ad indicare una reazione dell’essere umano di felicità.
Invece di dire: erbette e fiori che sembrano uomini e donne che ridono felici, si trasferisce il ridere ad erbette e fiori.
[9]Metonimia – La metonimia è il trasferimento di significato da una parola ad altra con il seguente meccanismo:
a)       la causa per l’effetto
b)       l’autore per l’opera
Es.: leggere Manzoni
c)       il produttore per il prodotto:
Es.: un Martini,
un Ferré
d)       il proprietario per la cosa posseduta:
Es.: Federico va a cento all’ora (ma è l’auto di Federico che raggiunge quella velocità)
e)       il patrono per la chiesa:
Es.: messa in San Giovanni
f)        la divinità per i suoi attributi o l’ambito di influenza:
Es.: Cupido per l’amore,
Bacco per il vino
g)        i mezzi per lo scopo:
Es.: compiere un ottimo lavoro
h)        il concreto per l’astratto e viceversa
Es: gioia per persona che dà gioia
fortuna, rovina per persone o cose che producono tali effetti
avere fegato, cioè coraggio
l’umanità per l’insieme di tutti gli uomini
i)         il contenente per il contenuto:
Es.: bere una bottiglia
j)        lo strumento per chi lo usa:
Es.: è un ottimo pennello
k)       il fisico per il morale:
Es.: avere un gran cuore
l)         il luogo per gli abitanti:
Es.: l’Italia per gli Italiani
m)     la località di produzione per il prodotto:
Es.: il Bordeaux
n)       la marca per il prodotto:
Es.: una FIAT,
un Rolex
o)       il simbolo per la cosasimboleggiata:
Es.: armi per guerra,
alloro per gloria poetica
p)       le divise per indicare chi le porta:
Es.: Camice Rosse per Garibaldini,
Rossoneri per giocatori del Milan
i Verdi per indicare un partito politico (antonomasia metonimica)
q)       la sede per l’istituzione o l’organo di governo o l’industria-società:
Es.: il Vaticano per il Papa
Palazzo Chigi per il Presidente del Consiglio dei Ministri.
[10]Ossimoro - L’ossimoro la fusione di due concetti opposti per significato in una immagine; si esprime tramite un solo sintagma nel quali sono presenti parole opposte per significato o due sintagmi di cui il secondo dipendente dal primo.
Es.:
Di questo son certo: io
son giunto alla disperazione
calma, senza sgomento
Il sintagma nominale disperazionecalma è formato da un nome disperazione che sta ad indicare agitazioneal massimo grado di intensità e da un aggettivo calma il cui significato è l’opposto di disperazione.
Un piccolo infinito scampanio
Nel sintagma nominale indicato i due aggettivi attribuiti al nome sono tra loro opposti per significato
il lampo che candisce
alberi e muri e li sorprende in quella
eternità d’istante
Il sintagma preposizionale d’istante dipende dal sintagma nominale eternità.
Antitesi e ossimori sono largamente usati anche nella lingua standard, soprattutto dai titoli di giornali, nei titoli di film e naturalmente dalla pubblicità.
[11]Personificazione - La personificazione consiste nell’attribuzione di fattezze, comportamenti, pensieri, tratti (anche psicologici e comportamentali) umani a qualcosa che umano non è.
Oggetto di personificazione può ben essere un oggetto inanimato, un animale, ma anche un concetto astratto, come ad esempio la pace, la giustizia, la vendetta etc.
[12]Preterizione - La preterizione, nota anche come paralessi, paralissi o paralipsi, è la figura retorica in cui si finge di non voler dir nulla di ciò di cui si sta parlando.
Es.:
“Non ti dico cosa mi è successo...”
“Quando dico niente, o è niente, o è cosa che non posso dire.”
[13]Prosopopea - La prosopopea si ha quando si attribuiscono qualità o azioni umane ad animali, oggetti, o concetti astratti. Spesso questi parlano come se fossero persone. È una prosopopea anche il discorso di un defunto.
Nel linguaggio comune è sinonimo di arroganza, pomposità, boria
[14]Similitudine: la similitudine è l’accostamento tra due concetti tramite come, sembra, simile; equivale ad un’operazione di mettere in corrispondenza, cioè l’operazione di confronto fra elementi appartenenti a più insiemi (classi) in base a caratteristiche prescelte o ad un’operazione di mettere in relazione, cioè l’operazione di confronto fra elementi appartenenti allo stesso insieme (classe) in base a caratteristiche prescelte.
Es:          Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie.
Soldati di G. Ungaretti.
È riconosciuta una somiglianza tra i soldati del titolo e le foglie nella stagione d’autunno. La somiglianza è lo stato di precarietà: per le foglie in autunno il loro star per morire e per i soldati la possibilità sempre presente di morire.
Lo stesso effetto può essere dato da una correlazione: così...come, tal...quale. In questo caso si ha una comparazione.
Es.:         Come una pantera esce da forra profonda
[...]
così il figlio del nobile Antenore...
[15]Sineddoche: La sineddoche, aspetto particolare della metonimia, è il trasferimento di significato da una parola ad altra con il seguente meccanismo:
a)       il tutto per la parte.
Es.: l’Europa (i paesi dell’Unione) ha deliberato;
Italia batte Germania 2-0 (intendendo le rispettive squadre nazionali di calcio)
b)       la parte per il tutto:
Es.: tetto per casa, bocche (persone) da sfamare
c)       il genere per la specie:
Es.: felino per gatto,
mortali per uomini
d)       la specie per il genere.
Es.: pini per conifere,
pane per cibo
e)       il plurale per il singolare:
Es.: la servitù per un solo domestico
f)        il singolare per il plurale.
Es.: l’Italiano per gli Italiani
g)       la materia per il prodotto (ma molti considerano questo caso una metonimia): ferro per spada.
Es.:         le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate
eran le tue
Pupille (parte dell’occhio) sta per il tutto, cioè occhio
h)       il singolare per il plurale e viceversa
Es.:         Sei ancora quello della pietra e della fionda
uomo del mio tempo
Uomo (il singolare) sta per tutti gli uomini (il plurale)
i)         il genere per la specie e viceversa.
Es.:         O animalgrazïoso e benigno
Animal (il genere) sta ad indicare nel verso di Dante l’uomo (la specie)
[16]Sinestesia – La sinestesia è l’associazione di parole il cui significato si riferisce a sfere sensoriali diverse
Es.: La luce era gridata a perdifiato
La luce riguarda la sfera sensoriale della vista; gridata fa riferimento alla sfera sensoriale dell’udito.
Es.: Pure i dorati silenzi ad ora ad ora
silenzi fa riferimento alla sfera uditiva, dorati fa riferimento ad un colore, di conseguenza alla sfera visiva
[17] echeggia
[18] soleggiato
[19]Teodorico - Re degli Ostrogoti (454 – 526), figlio dell'amaloTeodomiro, re degli Ostrogoti; fu inviato dal padre come ostaggio a Costantinopoli (462-472) e crebbe a corte. Tornato in patria, nel 474 succedette al padre, vinse i Sarmati e trasferì il suo popolo nella Mesia, regione balcanica corrispondente approssimativamente alla odierna Serbia. Si batté poi per l'imperatore Zenone, ottenendo i titoli di patricius, magistermilitum e consul nel 484.
Nel 488 fu inviato da Zenone con il suo popolo in Italia contro Odoacre che, deposto l'ultimo imperatore d'Occidente nel 476, reggeva la penisola. Teodorico lo vinse all'Isonzo nel 489, a Verona e a Pavia, assediandolo infine a Ravenna dove lo costrinse alla resa e proditoriamente lo assassinò nel 493.
Teodorico cominciò  quindi a regnare fissando la capitale a Ravenna, ma risiedendo spesso a Verona, consolidò il suo potere anche sul Norico, la Rezia, la Pannonia e la Dalmazia. Forte del favore imperiale (nel 498 Anastasio I lo riconobbe patricius per l'Italia, Teodorico adottò una politica di avvicinamento tra i Romani e gli Ostrogoti, affidando ai primi l'amministrazione e riservando ai secondi l'attività militare.
Ammiratore della civiltà romana, si circondò di consiglieri latini quali, Cassiodoro, Severino Boezio e si fece promotore di costruzioni e restauri a Roma e a Ravenna.
Come legislatore, operò sotto l'influsso del diritto romano.
Ariano di religione, fu tuttavia molto conciliante coi cattolici. In politica estera mirò, con una serie di matrimoni (in seconde nozze sposò Audifreda, sorella di Clodoveo re dei Franchi), a stringere alleanze coi Visigoti, i Burgundi, i Vandali e i Franchi, riuscendo a creare quasi una federazione di regni barbarici, su cui esercitò un'azione moderatrice. La sua supremazia fu però compromessa dalla politica espansionistica di Clodoveo a danno dei Visigoti, che dovettero all'alleato Teodorico la conservazione dei loro domini in Spagna e nella Gallia meridionale; in seguito anche la politica di conciliazione con l'elemento romano, che aveva portato in Italia sensibile progresso economico, favorito dalla sicurezza garantita dalle armi gote, naufragò.
Avendo l'imperatore Giustino I promosso la persecuzione degli ariani nel 523, Teodorico sospettò segrete intese tra l'aristocrazia senatoria romana e Bisanzio, ne condannò a morte i membri più insigni, Albino, Simmaco e Boezio, e costrinse papa Giovanni I a recarsi a Costantinopoli per sostenere la causa degli ariani presso l'imperatore. Ma poiché la persecuzione non cessò, Teodorico imprigionò anche il papa, che morì in carcere nel 526.
Poco dopo il re morì esecrato dai Romani e fu sepolto a Ravenna in un monumentale mausoleo.
[20]Crimilde è la vera protagonista della Canzone dei Nibelunghi. È sorella di Gunther, re dei Burgundi, sposa di Sigfrido, poi di Attila, re degli Unni. Fanciulla pura e delicata creatura dello spirito cortese-cavalleresco nella prima parte del poema, in corrispondenza con la storia d'amore tra lei e Sigfrido, dominata nella seconda dall'etica pagana germanica della vendetta, Crimilde si trasforma nell'esecutrice spietata del fato che incombe sui Nibelunghi.
[21]Ildebrando, maestro d'armi di Teodorico, impazzisce d'odio per la morte ingloriosa di Hagen e lo vendica, uccidendo a sua volta Crimilde
[22] Scellerato, esecrabile, atroce
[23] Secondo la leggenda Teodorico fu l’unico a scampare alla strage di Tulna voluta da Crimilde e compiuta da Attila che la principessa burgunda aveva sposato.
[24] Si riferisce all’Italia
[25] Conquistato: lett. Conquistare, vincere, soggiogare dal verbo conquidere
[26] Paggio lett. Giovane nobile, in genere al servizio di un principe.
[27]lett. Recinto, luogo chiuso, cavità di forma specialmente circolare
[28] Nella nostra epoca
[29]Cavallo di pelame di color nero
[30]Antica arma da guerra e da caccia costituita da un'asta appuntita
[31] Lett andavano da ire
[32] Corsiero lett. Cavallo da corsa o da battaglia; destriero.
[33]Qualsiasi apparato meccanico predisposto per un particolare scopo. In questo caso tutto l’apparato che rende il cavallo cavalcabile
[34] sella, soprattutto nelle espressioni montare, balzare, saltare in arcione (o in arcioni), salire in sella, montare a cavallo: 
[35]Emettere guaiti gemiti.
[36] Lett. Allontanarsi da un luogo con un balzo.
[37] vorrebbe
[38] sconosciuti
[39]Amali - Erano una delle dinastie nobili dei Goti, considerati come i più valorosi tra i guerrieri e i sovrani gotici. Stando ad una loro leggenda, gli Amali discenderebbero da un antico eroe le cui gesta gli valsero il titolo di Amala (ossia "potente").
In seguito alla divisione dei Goti in Visigoti ed Ostrogoti, avvenuta nel III secolo, gli Amali divennero la dinastia reale degli Ostrogoti, mentre i Balti lo furono per i Visigoti, sopravvalendo sui primi per prestigio e potere. Alla morte di Teodato, avvenuta nel 536, gli Amali si estinsero definitivamente.
[40] Nella giovinezza
[41] preoccupazioni
[42] copriva
[43] fede
[44]Lett elevarsi, innalzarsi 
[45] In ver: verso
[46] Toscano etrusco tirreno
[47] Difficile, pericolosa
[48] Vomiti, emissioni
[49] Calore intenso sprigionato dal fuoco
[50] Spingare (non com.) dimenare fortemente i piedi; tirare calci. Etimologia: dal longobardo springan ‘saltare’.
[51]Anicio Manlio Boezio - Della nobile famiglia romanica Anicia, era stato console nel 510 e poi aveva vissuto ai margini della vita politica sino al 522, anno in cui accettò la carica di “magisterofficiorum”. L’anno seguente fu accusato di alto tradimento e imprigionato nell’Agro Calvenzano, alle porte di Pavia. Durante la prigionia, Boezio compose la celebre opera “De consolatione philosophiae”. Nel 524, per ordine di Teodorico, fu giustiziato (forse per strangolamento o per compressione della scatola cranica).